loading . . . Com’è pedalare a Genova? La voce di FIAB: “Eterna contesa dello spazio. In città le ciclabili sono nate grazie alle petizioni” Condividi!
Di nuovo in giro per l’Italia alla scoperta delle città in cui FIAB è attiva con associazioni e volontari, per capire “come è pedalare a…”. Ci spostiamo a **Genova** , per farci raccontare da **Alessandra** **Repetto** , consigliera nazionale di FIAB e referente della mobilità quotidiana. La Superba è una città ricca di storia, con una mobilità complessa come tante grandi città dell’Italia. Oltre all’intervista pubblichiamo anche una testimonianza per raccontare l’iniziativa **Giro di Zena**. Si chiama così Genova, in dialetto.
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**Com’è pedalare a Genova?**
Partiamo dal presupposto che pedalare è meraviglioso sempre. Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, Genova ha temperature favorevoli: non troppo calde d’estate e non troppo fredde d’inverno. A differenza di molte città italiane, che hanno un centro e una periferia che si costruisce intorno, Genova è policentrica: i servizi principali sono spesso presenti delegazione per delegazione. Questo la fa assomigliare naturalmente a una città dei 15 minuti, piacevolmente percorribile in bicicletta… se a livello urbanistico non ci fosse purtroppo altro da fare. Le strade sono mediamente strette, elemento che naturalmente aiuta ad avere strade meno veloci, ma il problema, e qui arriviamo al bicchiere mezzo vuoto, è la distribuzione dello spazio che oggi privilegia il mezzo privato. Se da una parte Genova ha meno auto pro capite di altre città, dall’altra è tra quelle che ha più motocicli/ciclomotori e questo, insieme alla ristrettezza delle vie e una scarsamente equa distribuzione dello spazio, ci porta ad una eterna contesa dello spazio: le auto sono onnipresenti nelle vie e piazze, non solo quando le percorrono, ma anche quando vi sostano e gli scooter si muovono secondo un codice tutto loro, che riduce la sicurezza propria e degli altri utenti della strada. Il risultato è che ogni nuova pista ciclabile diventa un acceso casus belli, mal digerito da una politica che cerca consensi. Non considero invece fattori come le salite o l’età media della popolazione (Genova è la città più anziana d’Italia) tra gli elementi che minano la ciclabilità della città. Questi li lascio ai detrattori.
**Quali sono i miglioramenti più importanti dal punto di vista delle infrastrutture bike friendly degli ultimi anni?**
Intanto avere una rete di piste e corsie ciclabili che interessa all’incirca 60 km di territorio. Queste sono nate a seguito di una petizione scritta da Genovaciclabile, realtà che ho fondato che va oltre a un gruppo Facebook, avendo organizzato molti eventi a Genova, e che è stata sempre innanzitutto in totale sintonia e sinergia con **FIAB Genova**. In secondo luogo, la presenza capillare di velostazioni in tutto il territorio a cui è possibile accedere con una tessera oggi gratuita, rilasciata da una partecipata comunale. Queste realtà che presentano comunque nodi da risolvere sono cose che fino a 6 anni fa in una città con scarsissima cultura della ciclabilità urbana, erano impensabili.
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**I nodi da risolvere?**
Il problema principale della rete è che viene continuamente violata da mezzi parcheggiati sopra, che vengono raramente multati. Le corsie ciclabili inoltre sono spesso disegnate molto vicine ai parcheggi, con il rischio di portiere aperte. La rete ciclabile, invece di essere lineare e veloce, è spesso frammentata: gimcane, semafori con lunghe attese, interruzioni dovute a lavori che colpiscono principalmente il flusso ciclistico. Le velostazioni, seppur un grande risultato, sono spesso piene, soprattutto nel centro di Genova, e non garantiscono parcheggio; molte sono utilizzate come posteggi permanenti. Infine, è necessario spostarsi verso una città 30, dove gli spazi siano usati in modo diverso. A Genova sicurezza e uso dello spazio pubblico sono strettamente collegati: un esempio è come le strisce pedonali ammettano parcheggi disegnati a ridosso, compromettendo la visibilità e la sicurezza dei pedoni.
**Qual è il più grande successo che come FIAB avete ottenuto?**
In tandem con Genovaciclabile, FIAB ha ottenuto un cambiamento culturale: portare il ciclismo urbano a Genova. Anche se la polarizzazione delle opinioni non è mai un bene, nel 2020 siamo passati da una città che ignorava il ciclismo urbano a una città che parlava quasi esclusivamente di piste ciclabili. Abbiamo osservato un iniziale incremento dei ciclisti urbani, incoraggiati dall’avvio della costruzione della rete. Una rete che oggi FIAB sta riprendendo in mano per contrastare il successivo calo causato da una fruibilità ancora insufficiente. E poi tra i successi c’è il giro di Zena.
* * *
_Pubblichiamo di seguito la testimonianza di Alessandra Repetto, consigliere nazionale di FIAB, che racconta il progetto Giro di Zena._
## Giro di Zena
Un giorno **Daniele** **Zefiro** , collaboratore di Genovaciclabile, mi propone: “E se pedalassimo anche noi durante il Giro d’Italia?”. Da questa idea nasce il progetto **Giro di Zena**(Zena è Genova in dialetto), che curo insieme a lui e a **Lorenzo** **Banderali**. Il progetto risponde perfettamente a una richiesta, mai davvero soddisfatta dal Comune, di incentivare e valorizzare il ciclismo urbano quotidiano.
Da cinque edizioni, la prossima sarà la sesta, i ciclisti urbani genovesi pedalano fino a un decimo dei chilometri di **una tappa del Giro d’Italia**. Chi pedala per almeno 15 giorni diventa finisher e viene premiato dai nostri sponsor: realtà bike friendly locali, dai ristoranti ai negozi di biciclette, dai bar agli eco-negozi. Ogni anno è inoltre prevista **in regalo un’iscrizione a FIAB** , occasione per invogliare i partecipanti a iscriversi, ovviamente riservata ai finisher che non sono già soci che partecipano, oltre alla consueta maglia rosa del Giro di Zena.
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Si partecipa pedalando nella propria vita quotidiana, ma si scoprono anche **angoli nascosti di Genova** risolvendo**le nove fotocacce preparate ogni anno** , e si pedala insieme col passo di chi è più stanco almeno una domenica per raggiungere una delle nostre vette liguri. La radio più ascoltata della nostra città, dedica ogni giorno un’intervista ad un partecipante diverso per invogliare i genovesi più restii a prendere la bicicletta.
Il risultato più importante del **Giro di Zena** non sono le prestazioni individuali, ma il **percorso** **collettivo** : nel 2025 oltre 100 partecipanti hanno pedalato insieme un dislivello pari a 85 volte il Monte Bianco, percorso 65 volte la distanza Genova–Roma e risparmiato circa 9,5 tonnellate di CO₂. Questi sono i **numeri che ci emozionano** e che potrebbero diventare molti di più se il giro di Zena si esportasse in tutta Italia grazie alla FIAB.
Quest’anno ci piacerebbe avviare una **sperimentazione che coinvolga tutti i soci FIAB d’Italia** , utilizzando il sito, curato nei minimi dettagli e donato al progetto da Lorenzo, per accogliere anche altre realtà. Potrebbero così nascere il Giro di Zena e il Giro delle altre città, due percorsi paralleli per poi, chissà, diventare nei prossimi anni tanti come le preziose FIAB locali nel nostro territorio. Siete tutti invitati a partecipare!
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