loading . . . GAZA. Giovani e anziani lottano per la ripresa degli studi Twitter WhatsApp Facebook LinkedIn Telegram Email Print
**di Ola Al Asi** – Al Jazeera
**(traduzione di Giuseppe Ponsetti in origine per** Zeitun.info**)**
Nibal Abu Armana è seduta nella sua tenda, dove insegna a Mohammed, il figlio di sette anni, nozioni di base di alfabetizzazione e matematica. Nibal, 38 anni, madre di sei figli, è costretta a fare affidamento sulla fioca luce di una lampada LED a batteria. Dopo due ore, gli occhi di Nibal e Mohammed sono esausti.
Ecco cosa significa istruzione per molti a Gaza. La maggior parte dei palestinesi nell’enclave vive come Nibal e la sua famiglia: sfollati e costretti a sopravvivere in rifugi temporanei a malapena abitabili. Ma la guerra genocida di Israele contro Gaza, che ha ucciso più di 70.000 palestinesi, dura da oltre due anni ed è improbabile che la necessaria ricostruzione avvenga a breve.
La maggior parte degli edifici scolastici è stata danneggiata o distrutta da Israele, insieme alla maggior parte delle altre strutture a Gaza. Molte delle strutture scolastiche rimaste sono ora utilizzate come rifugi per le famiglie sfollate. E gli studenti – sia i bambini a scuola che i giovani adulti all’università – hanno perso in gran parte qualsiasi forma di istruzione regolare dall’inizio della guerra nell’ottobre 2023.
“Prima della guerra, i miei figli avevano una routine: svegliarsi presto, andare a scuola, tornare a casa, pranzare, giocare, fare i compiti e andare a dormire presto”, ha detto Nibal ad Al Jazeera. “C’era un senso di disciplina”. Ora, ha detto, le giornate dei suoi figli sono scandite dai loro bisogni primari: procurarsi l’acqua, procurarsi i pasti da una mensa di beneficenza e trovare qualcosa da bruciare sul fuoco per cucinare e scaldarsi. Dopo tutto questo, rimane poco tempo durante la giornata per studiare.
Nibal, originaria del campo di Bureij ma ora residente a Nuseirat, nella Striscia di Gaza centrale, ha detto che i suoi figli hanno avuto difficoltà, soprattutto all’inizio della guerra, quando ogni forma di istruzione si è interrotta per mesi.
E ora, anche se la situazione sta migliorando, è difficile recuperare. Molti bambini più grandi, che hanno mancato l’istruzione in un periodo fondamentale della loro vita, non sono disposti a riprendere gli studi. “Il mio figlio maggiore, Hamza, ha 16 anni e rifiuta categoricamente l’idea di tornare a scuola”, ha detto Nibal. “È stato escluso dagli studi per così tanto tempo vivendo da sfollato che ha perso interesse per l’istruzione. Ha nuove responsabilità. Lavora con suo padre come facchino, aiutando le persone a trasportare le cassette degli aiuti. Si impegna a raccogliere i soldi per comprare cibo per noi e vestiti per sé”. “È cresciuto prima del tempo; si assume le responsabilità e pensa come farebbe un genitore per i suoi fratelli più piccoli”, ha detto.
Il secondo figlio di Nibal, Huzaifa, 15 anni, è desideroso di continuare a studiare, ma è incerto sul suo futuro poiché pensa che gli ci vorranno anni per recuperare il tempo perso non avendo potuto studiare adeguatamente. Per ora studia, ma è costretto a frequentare le lezioni in un’aula tenda improvvisata. “Mi stanco seduto per terra, e mi fa male la schiena e il collo mentre scrivo e guardo gli insegnanti”, ha detto Huzaifa.
**Attacchi all’istruzione**
Dalla guerra di Israele contro Gaza 745.000 studenti sono rimasti fuori dalla scuola, inclusi 88.000 studenti dell’istruzione superiore che sono stati costretti a sospendere gli studi. Nonostante il “cessate il fuoco” in vigore da ottobre, che Israele continua a violare, oltre il 95% degli edifici scolastici gravemente danneggiati necessita di interventi di ristrutturazione o ricostruzione, secondo le valutazioni satellitari dei danni dell’UNESCO. Almeno il 79% dei campus universitari e il 60% dei centri di formazione professionale sono stati danneggiati o distrutti.
Ahmad al-Turk, professore addetto alle pubbliche relazioni e assistente del presidente dell’Università Islamica di Gaza, ha affermato che Israele sta deliberatamente attaccando l’istruzione. “Prendere di mira i professori ha ripercussioni sulle generazioni future, soprattutto considerando l’esperienza e le competenze che questi professori possiedono nei loro campi di specializzazione”, ha affermato al-Turk. “Non c’è dubbio che l’assenza di professori competenti influisca negativamente sul rendimento degli studenti, così come sul processo di ricerca in futuro”.
Questo è particolarmente preoccupante per Raed Salha, professore presso l’Università Islamica ed esperto di pianificazione regionale e urbana. “La competenza universitaria non è qualcosa che può essere sostituita rapidamente”, ha affermato. “È una conoscenza accumulata in anni di insegnamento e ricerca. Perderla – che sia a causa di morte, sfollamento forzato o interruzioni prolungate – è una perdita devastante per gli studenti, le istituzioni accademiche e la società nel suo complesso”.
La maggior parte delle famiglie e degli studenti universitari ha difficoltà anche con il sistema di istruzione online, poiché è difficile permettersi l’acquisto di dispositivi elettronici e telefoni cellulari, anche senza considerare la debolezza della connessione internet a Gaza. “Gli insegnanti cercano di insegnare; gli studenti cercano di seguire, ma gli strumenti sono quasi inesistenti”, ha affermato Salha.
“Non possiamo ricreare l’esperienza degli studenti che escono di casa la mattina, incontrano gli amici, siedono nei cortili dell’università, nelle biblioteche, nei laboratori o partecipano ad attività ed eventi”, ha affermato. “Questa esperienza ha plasmato identità e senso di appartenenza degli studenti per generazioni. Oggi questo viene loro sottratto.”
**Sfide universitarie**
Lo studente universitario Osama Zimmo ha spiegato che abituarsi all’apprendimento online è stata una sfida. “Siamo diventati nomi sugli schermi, non studenti che vivono un’esperienza completa”, ha detto il ventenne studente di ingegneria civile di Gaza City. Osama si era iscritto a Ingegneria dei Sistemi Informativi presso l’Università al-Azhar di Gaza prima della guerra e aveva completato il primo anno di studi. Ma nonostante la sua passione iniziale per quel campo, è diventato difficile continuare gli studi online una volta che l’università è passata all’e-learning.
“Ho scoperto di non avere un portatile, una corrente elettrica stabile o una buona connessione internet e persino il mio telefono era vecchio e inaffidabile”, ha detto, aggiungendo che l’incertezza sulla fine della guerra e l’impatto dell’intelligenza artificiale lo hanno fatto riflettere sulla sua scelta di campo. Alla fine ha deciso di cambiare corso di laurea, iniziando un corso di laurea in ingegneria civile presso l’Università Islamica, che lo avrebbe portato a essere meno dipendente dall’elettricità e da internet.
**L’Università Islamica ha ripreso le lezioni in presenza a dicembre.**
“È stata una scelta di continuare piuttosto che fermarsi” sostiene Osama “Adattarsi piuttosto che cedere”. “Studiamo non perché la strada sia chiara, ma perché arrendersi è esattamente ciò che questa realtà cerca di imporci.”
Twitter WhatsApp Facebook LinkedIn Telegram Email Print
### _Leggi anche_ https://pagineesteri.it/2026/02/16/medioriente/gaza-giovani-e-anziani-lottano-per-la-ripresa-degli-studi/