loading . . . Scala Richter e scala Mercalli: differenze, significato e come si misura un terremoto sismografo
Dalla scossa ai Campi Flegrei ai grandi terremoti italiani: come leggere i dati sismici e comprendere davvero l’intensità di un sisma
La forte scossa di terremoto registrata ai Campi Flegrei, con magnitudo 4.4 e epicentro nell’area del golfo di Bacoli, ha riportato al centro dell’attenzione pubblica il tema della misurazione dei terremoti. Dopo ogni evento sismico, infatti, una delle domande più frequenti riguarda proprio i numeri comunicati dagli esperti: cosa significa magnitudo 4.4? E soprattutto, qual è la differenza tra scala Richter e scala Mercalli?
Le due scale vengono spesso nominate insieme nei notiziari e negli articoli di cronaca, ma indicano aspetti molto diversi di uno stesso fenomeno. La scala Richter misura l’energia liberata dal terremoto, mentre la scala Mercalli descrive gli effetti prodotti sulle persone, sugli edifici e sull’ambiente.
Comprendere questa distinzione è fondamentale per interpretare correttamente le notizie legate ai terremoti, soprattutto in aree particolarmente delicate dal punto di vista geologico come quella dei Campi Flegrei, interessata da tempo dal fenomeno del bradisismo.
Che differenza c’è tra scala Mercalli e Richter?
La principale differenza tra scala Richter e scala Mercalli riguarda il tipo di misurazione effettuata.
La scala Richter, sviluppata nel 1935 dal sismologo statunitense Charles Richter, misura la magnitudo del terremoto, cioè la quantità di energia sprigionata durante il sisma. Si tratta quindi di una misura oggettiva, ottenuta attraverso strumenti scientifici chiamati sismografi.
La scala Mercalli, invece, prende il nome dal vulcanologo italiano Giuseppe Mercalli e valuta gli effetti del terremoto sul territorio. Questa scala si basa sull’osservazione dei danni provocati agli edifici, delle reazioni delle persone e delle modifiche eventualmente prodotte nell’ambiente naturale.
In altre parole, due terremoti con la stessa magnitudo Richter possono avere effetti molto diversi in scala Mercalli. Tutto dipende da vari fattori: profondità dell’epicentro, distanza dai centri abitati, qualità delle costruzioni e caratteristiche geologiche del terreno.
Un terremoto di moderata intensità, ad esempio, può causare pochi danni in una zona con edifici antisismici, ma risultare molto più pericoloso in un’area con strutture fragili o abusive.
Qual è il rapporto tra la scala Richter e la scala Mercalli?
Non esiste una corrispondenza esatta e automatica tra scala Richter e scala Mercalli, perché le due misurazioni descrivono aspetti differenti del fenomeno sismico.
La scala Richter è teoricamente illimitata e segue un andamento logaritmico: ogni grado in più corrisponde a un incremento enorme dell’energia liberata. Un terremoto di magnitudo 5, ad esempio, libera circa 31 volte più energia di un terremoto di magnitudo 4.
La scala Mercalli, invece, è suddivisa in 12 gradi, indicati tradizionalmente con numeri romani da I a XII. I livelli più bassi corrispondono a scosse appena percepite, mentre quelli più alti descrivono distruzioni diffuse e crolli estesi.
In linea generale, una magnitudo Richter compresa tra 3 e 4 può corrispondere a un’intensità Mercalli tra il III e il V grado, ma la relazione non è fissa. Un sisma superficiale e vicino ai centri abitati può produrre effetti più intensi rispetto a uno più profondo e distante.
Nel caso della scossa registrata ai Campi Flegrei, la magnitudo 4.4 è stata percepita distintamente in diversi quartieri di Napoli proprio perché il terremoto si è verificato a una profondità molto ridotta, circa 3 chilometri.
Cosa significa 4 gradi Mercalli?
Quando si parla di “4 gradi Mercalli” si fa riferimento a un terremoto percepito chiaramente da molte persone, ma generalmente senza danni significativi agli edifici.
Il IV grado della scala Mercalli indica infatti una scossa avvertita soprattutto all’interno delle abitazioni. Vetri, stoviglie e finestre possono tremare, mentre alcune persone possono essere svegliate durante la notte.
In questa fascia di intensità non si registrano normalmente crolli o danni strutturali rilevanti, anche se il terremoto può generare paura e spingere molte persone a uscire in strada, come avvenuto anche nell’area flegrea.
A partire dal VI-VII grado Mercalli iniziano invece a comparire danni più evidenti agli edifici meno resistenti, mentre i livelli superiori sono associati a crolli diffusi e gravi conseguenze per infrastrutture e popolazione.
Qual è il valore della scala Richter?
La scala Richter non ha un valore massimo teorico prestabilito, anche se nella pratica i terremoti più forti mai registrati sulla Terra hanno raggiunto magnitudo comprese tra 8 e 9.5.
Per comprendere meglio il significato dei valori Richter, gli esperti classificano generalmente i terremoti in questo modo:
Inferiore a 2: terremoto molto debole, spesso non percepito;
Tra 2 e 3: scossa lieve avvertita solo da alcune persone;
Tra 3 e 4: terremoto percepito chiaramente ma raramente dannoso;
Tra 4 e 5: scossa moderata con possibili lievi danni;
Tra 5 e 6: terremoto forte con danni localizzati;
Oltre 6: evento potenzialmente distruttivo;
Oltre 7: terremoto maggiore con gravi conseguenze su vaste aree.
La scossa di magnitudo 4.4 registrata nei Campi Flegrei rientra quindi nella categoria dei terremoti moderati. Tuttavia, il forte impatto percepito dalla popolazione è stato amplificato dalla superficialità del sisma e dalla particolare sensibilità dell’area vulcanica flegrea.
I grandi terremoti italiani recenti: confronto tra Richter e Mercalli
Per comprendere davvero la differenza tra magnitudo e intensità, è utile confrontare alcuni dei terremoti più drammatici della storia recente italiana. Eventi sismici che, pur avendo valori Richter differenti, hanno prodotto effetti devastanti in base alla profondità, alla vulnerabilità degli edifici e alla densità abitativa delle aree colpite.
Il terremoto dell’Irpinia del 1980
Il terremoto dell’Irpinia, avvenuto il 23 novembre 1980 tra Campania e Basilicata, resta uno dei più gravi disastri sismici italiani del Novecento.
Il sisma raggiunse una magnitudo di circa 6.9 della scala Richter, con un’intensità massima pari al X grado della scala Mercalli. Le conseguenze furono devastanti: migliaia di edifici crollarono e oltre 2.900 persone persero la vita.
In quel caso il livello Mercalli estremamente elevato fu determinato non solo dalla forza del terremoto, ma anche dalla fragilità del patrimonio edilizio e dalla vasta estensione dell’area coinvolta.
Il terremoto dell’Aquila del 2009
Nella notte del 6 aprile 2009 un terremoto di magnitudo 6.3 colpì l’Abruzzo, con epicentro nei pressi dell’Aquila.
L’intensità massima raggiunse tra l’VIII e il IX grado Mercalli. Il bilancio fu drammatico: 309 vittime, migliaia di feriti e un centro storico gravemente danneggiato.
Anche in questo caso emerse chiaramente la differenza tra le due scale: una magnitudo inferiore rispetto all’Irpinia provocò comunque danni enormi a causa della superficialità del sisma e della vulnerabilità di molti edifici storici.
Il terremoto del Molise del 2002
Il terremoto che colpì il Molise il 31 ottobre 2002 raggiunse una magnitudo di circa 5.7 Richter, inferiore rispetto ai grandi terremoti italiani più distruttivi.
Nonostante ciò, l’intensità Mercalli arrivò fino all’VIII grado in alcune aree. Il crollo della scuola di San Giuliano di Puglia provocò la morte di 27 bambini e di una maestra, trasformando il sisma in uno degli eventi più traumatici della storia recente italiana.
Questo episodio viene spesso citato dagli esperti per spiegare come un terremoto relativamente meno potente possa comunque causare tragedie gravissime se gli edifici non rispettano adeguati criteri di sicurezza antisismica.
Perché ai Campi Flegrei le scosse fanno così paura
Nel caso dei Campi Flegrei, il timore della popolazione è legato non solo all’intensità percepita delle scosse, ma anche alla frequenza degli eventi sismici collegati al bradisismo.
I terremoti dell’area flegrea sono spesso superficiali e avvengono in una zona densamente popolata. Anche magnitudo considerate moderate possono quindi essere avvertite in modo molto forte dalla popolazione.
Per questo motivo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia monitora costantemente il territorio attraverso reti sismiche, sensori GPS e sistemi di controllo geochimico, con verifiche continue sull’evoluzione del fenomeno.
Approfondimento: confronto tra scala Richter e scala Mercalli
Caratteristica
Che cosa misura
L’energia liberata dal terremoto
Gli effetti e i danni provocati dal sisma
Tipo di misurazione
Strumentale e scientifica
Osservativa e descrittiva
Strumenti utilizzati
Sismografi
Osservazioni sul territorio
Scala numerica
Logaritmica, teoricamente illimitata
12 gradi da I a XII
Dipende dalla distanza dall’epicentro?
No
Sì
Dipende dalla qualità degli edifici?
No
Sì
Esempio
Magnitudo 4.4
IV-V grado Mercalli
Confronto tra i principali terremoti italiani recenti
Terremoto
Conseguenze principali
Irpinia
1980
6.9
X grado
Oltre 2.900 vittime e distruzioni diffuse
L’Aquila
2009
6.3
VIII-IX grado
309 vittime e grave danneggiamento del centro storico
Molise
2002
5.7
VIII grado
Crollo della scuola di San Giuliano di Puglia
Campi Flegrei
2026
4.4
IV-V grado stimato
Forte percezione della scossa e controlli sugli edifici
Capire la differenza tra queste due scale aiuta a leggere in modo più corretto le notizie sui terremoti e a valutare con maggiore consapevolezza i dati diffusi dagli esperti. Magnitudo e intensità non sono sinonimi: la prima misura la forza del terremoto, la seconda descrive gli effetti reali sulle persone e sul territorio.
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